Importante evento su bullismo e cyberbullismo ieri a Dasà, organizzato dall’Istituto comprensivo “G. D’Antona”. La manifestazione, rivolta agli studenti della scuola secondaria di primo grado del circondario, ha visto anche la partecipazione di diversi amministratori e volontari.
Gli interventi sono stati aperti dalla professoressa Angela Vari, referente del progetto, che, dopo i saluti istituzionali del primo cittadino di Dasà, Raffaele Scaturchio, ha parlato di obiettivi e progetti educativi: «L’inclusione e il bene comune sono i nostri principi ispiratori», ha asserito parlando dell’istituto. «Bisogna educare alla valorizzazione dell’unicità di ognuno come normalità», ha continuato, sostenendo che la scuola può intercettare per tempo le fragilità degli studenti.
«Noi già dall’anno scorso abbiamo iniziato a lavorare a regolamenti su bullismo e cyberbullismo», ha dichiarato la dirigente scolastica, Maria Francesca Durante. «Tutti i docenti sanno cosa fare nel momento in cui si ha sentore di qualcosa di riconducibile al fenomeno», ha sottolineato, spiegando i passaggi che vengono seguiti in casi di questo genere. «Questo percorso non ha un termine – ha concluso –: vogliamo istituzionalizzarlo, affinché i ragazzi imparino a comportarsi nella maniera corretta e ad accogliere l’altro».
La psicologa Caterina Gerace, invece, ha approfondito il tema, delineandone i contorni e fornendo alcuni dati: «Il bullismo ha tre caratteristiche – ha evidenziato –: l’intenzionalità, la ripetizione e lo squilibrio di potere. C’è sempre stato, ma oggi c’è questo – ha poi affermato mostrando uno smartphone – che ha cambiato tutto e lo ha portato a un’evoluzione diversa». Successivamente la professionista ha fornito alcuni numeri pertinenti all’argomento: il 70% dei casi avviene a scuola e le persone coinvolte hanno un’età compresa tra i 7 e i 18 anni. «Non tutti i bulli sono persone cattive – ha chiosato – se riusciamo a guardare e promuovere una prospettiva diversa, possiamo aiutare queste persone, che fanno del male, a fermarsi prima. Se aiutiamo solo la vittima, questo circolo si ripeterà sempre».
Per l’ispettore della Polizia di Vibo Valentia, Adriano Lisi, è molto meglio prevenire questo genere di azioni che intervenire con provvedimenti. «La legge vi tutela – ha detto rivolgendosi agli studenti – se avete problemi potete contare su di noi, ma anche sui vostri genitori e sui docenti».
Un pensiero condiviso anche dal comandante della Stazione carabinieri di Arena, il maresciallo Vincenzo Di Risi: «Per prevenire bisogna conoscere, per conoscere ci sono persone preposte a informare», ha sostenuto, sottolineando il valore dell’iniziativa. «La cosa che fa più male è l’indifferenza. Bisogna sempre prendere una posizione nella vita – ha concluso –: a volte l’indifferenza davanti a queste cose fa ancora più male. Una parola, anche una semplice parola rivolta alla vittima, può fare e aiutare molto».
La testimonianza più attesa è stata quella della signora Maria Catrambone, mamma di Michele Ruffino, 17enne che nel 2018 si tolse la vita lanciandosi da un ponte ad Alpignano, nel Torinese, dopo mesi di derisioni da parte dei compagni.
«Le parole hanno un peso, sono un macigno», ha detto raccontando la storia del figlio. «Se gli avessero dato schiaffi sarebbe stato meglio», ha proseguito, prima di elencare alcuni degli epiteti che hanno portato Michele al gesto (come le parole “anoressico” e “handicappato”). «Sapevo del suo malessere – ha precisato – e ho sempre denunciato tutto». Poi un pensiero diretto agli adolescenti in sala: «Il bullo da solo non è nessuno, siete voi a dargli forza».
La donna, che dopo l’accaduto si è stabilita in Calabria (sua terra d’origine) con il marito, ha poi rimarcato alcune differenze tra il Nord e il Sud: «Qui ci sono persone che tengono al vostro bene, non solo all’aspetto didattico», ha detto parlando del sistema scolastico. «I docenti guardano gli studenti negli occhi», ha specificato, prima di congedarsi con un altro messaggio agli alunni: «Abbiate fiducia nelle istituzioni e in tutti coloro che vi seguono».
Giuseppe Esposito, presidente della Pro Loco di Acquaro e tra i conferenzieri, prima di dare il suo contributo ha voluto abbracciare la signora. «Lo faccio a nome di tutti», ha chiarito, prima di porre l’accento sull’importanza della scuola, «ponte tra famiglia e società».
Tra i presenti al momento formativo, oltre alla presidente della Pro Loco di Dinami, Marina Franzese, c’era anche la vicepresidente dell’ente turistico di Arena, Maria Grazia Sorbara. «Noi associazioni siamo presenti, vogliamo collaborare – ha affermato quest’ultima – perché tutti possiamo essere Michele e perché nessuno sia più Michele».
A farle eco una sua concittadina, Chiara Agostino, consigliera comunale di Arena, ringraziata pubblicamente dagli organizzatori per il sostegno e la collaborazione in merito all’evento. «Mi auguro che la testimonianza sia uno spunto di riflessione», ha commentato.
Tra gli amministratori è da segnalare anche la partecipazione del sindaco di Dinami, Antonino Di Bella, e del suo vice, Antonio Campagna, oltre quella del subcommissario al Comune di Acquaro, Giovanni Gigliotti.
Infine, l’annuncio del primo cittadino di Dasà: «Il futuro asilo nido del paese – i cui lavori stanno volgendo al termine – sarà intitolato a Michele». Un proponimento concreto per far sì che il confronto delle scorse ore non resti un episodio isolato.