“Arena Radici e Futuro”: è questo il nome del gruppo e del progetto politico, presentato nelle scorse ore ad Arena, che guarda alle amministrative dei prossimi mesi nel centro vibonese.
Gli obiettivi sono stati spiegati a un folto e variegato uditorio, nella sede municipale, dai promotori dell'iniziativa.
Tra questi figura Giovanna Sette, che nel suo intervento ha parlato di temi importanti. «Questo percorso – ha esordito – non è frutto del momento, ma è iniziato tempo fa». L'attivista ha poi offerto un quadro attuale del sito, sottolineando come all'interno della comunità ci sia «indifferenza e rassegnazione», invitando tutti a uscire da questa situazione di stallo. «Non è più il nostro paese, non ci riconosciamo», ha aggiunto, «Arena deve tornare a essere quella comunità viva e attiva che era». La donna ha anche fornito alcuni numeri sullo spopolamento – il borgo montano negli ultimi vent’anni ha perso 600-700 abitanti – e, prima di congedarsi, ha lanciato un appello: «La politica è una questione che riguarda ognuno di noi – ha concluso – chi vuole bene a questa comunità è ora che si impegni».
A prendere la parola è stato poi Orlando Mamone che, con l'appoggio di tutti i membri del nuovo soggetto, ha annunciato di aver dato la disponibilità a candidarsi come sindaco nella prossima tornata elettorale. «Dobbiamo ritrovare l'orgoglio che abbiamo», ha sottolineato, prima di mettere in guardia i suoi concittadini: «Chi fa parte di Arena colga le ultime occasioni rimaste – ha continuato – da qui a dieci anni rischiamo di ritrovarci con un pugno di mosche», ha rimarcato ancora, all'interno di un discorso molto dettagliato sullo spopolamento e sulla situazione attuale. Mamone ha anche ammesso che «stare qui non è facile» (per via di tutti i problemi che da anni attanagliano i piccoli comuni), che lui e la sua squadra vogliono mettere al centro i cittadini e che chiederà la disponibilità di tutti a dare un contributo.
Idee chiare, come quelle del pubblico. «Noi abbiamo passato dieci anni di passività assoluta ad Arena: non si è mosso nulla, non è stato fatto niente, soprattutto dal punto di vista culturale e aggregativo», ha sostenuto un abitante del posto. «Bisogna ricostruire il tessuto sociale del paese», ha proseguito lo stesso, interrotto da un lungo e fragoroso applauso dei partecipanti.
Tra i temi trattati anche la sanità: «È quella che è, e nessuno di noi dice una parola, non organizza un manifesto o una manifestazione, non è possibile», è stato puntualizzato.
«A livello produttivo, di progresso e di servizi, cosa è stato fatto in questo paese?», ha chiesto pubblicamente un altro cittadino, tirando in ballo l’attuale amministrazione comunale. «Deve andare avanti, non può morire così», ha chiosato l’arenese parlando del suo territorio, prima di lasciare il microfono.
«Il problema principale di Arena è che ci siamo disuniti con il tempo», ha affermato invece un giovane, «ci piace metterci i bastoni tra le ruote tra noi».
Per descrivere la situazione attuale, uno degli organizzatori dell'iniziativa, Michele Pagano, ha citato la metafora della rana bollita, tradizionalmente usata in ambito politico per descrivere una popolazione che, poco alla volta, si abitua a un lento peggioramento generale, accettandolo passivamente.
Una tesi sposata anche da un altro promotore della manifestazione, il moderatore Salvatore Cavallaro: «Non siamo qui per vendere miracoli, siamo coscienti che la situazione è critica», ha detto alla platea. Cavallaro ha anche spiegato i prossimi passaggi: «A conclusione dell'assemblea inizieremo a raccogliere i contatti di chi vuole far parte del progetto e, nelle prossime settimane, inizieremo a parlare di programma. Faremo delle discussioni a tema e parleremo di quello che sarà il nostro futuro».
L'idea di Radici e Futuro, sostenuta a più riprese nel corso dell'adunanza, è quella di creare tutto da zero, con la più ampia partecipazione possibile, aprendo al dialogo con tutti. Una delle scelte esplicite in tal senso è quella di non avere, allo stato attuale, alcun candidato nella lista che affronterà la sfida delle urne nel 2027, eccetto Orlando Mamone.