La Penna Rossa

«Potevo essere dall’altra parte»: don Luigi Ciotti abbraccia, emoziona e accende Dasà

Una comunità unita nel ricordo di Giuseppe Russo Luzza. Il messaggio ai giovani tra memoria, coraggio e responsabilità: «Non basta commuoversi, bisogna muoversi»
15/04/2026
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Una stanza letteralmente gremita di studenti, istituzioni e associazioni ha accolto poche ore fa a Dasà don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera, giunto alla biblioteca comunale per l’intitolazione della sala conferenze a Giuseppe Russo Luzza.

A fare gli onori di casa è stato il sindaco, Raffaele Scaturchio: «Libertà e amore non sono conquiste scontate, ma valori da difendere ogni giorno», ha detto ricordando Giuseppe, definito da Libera “vittima innocente della ’Ndrangheta” e morto a soli 22 anni nel 1994. Il primo cittadino ha anche lodato la predetta sigla sociale «per il lavoro straordinario che svolge da anni nel tenere viva la memoria delle vittime innocenti e promuovere la cultura della responsabilità», dedicando un pensiero finale ai familiari del giovane ricordato nell’evento odierno: «Hanno trasformato il loro dolore in forza e dignità», ha concluso prima di lasciare il microfono.

Il prefetto di Vibo, Anna Aurora Colosimo, ha invece esordito elogiando don Luigi. «La sua – ha detto riferendosi al lavoro del sacerdote – è un’antimafia della quotidianità, con opere visibili e contatti con la società sana». Poi parole al miele per Dasà: «Ho già avuto modo di apprezzare la sensibilità di questa comunità», ha asserito, ricordando la presentazione del libro Inferi nei mesi scorsi, e una sottolineatura sulla manifestazione odierna: «Questi non sono momenti celebrativi – ha affermato – ma fattivi».

Uno dei passaggi più importanti del suo intervento è stato quello sui dolori: «Vanno elaborati – ha sostenuto – ma quelli che toccano la nostra vita non riusciamo sempre a elaborarli, e ciò ci rende chiusi, arrabbiati con il mondo. Io non sono così brava a superare i dolori – ha ammesso la rappresentante dello Stato – mi lasciano a lungo una rabbia dentro». Non è mancato un commento sui recenti arresti, che hanno riguardato anche i presunti autori materiali dell’omicidio di Filippo Ceravolo: «Sono passati tanti anni – ha ricordato parlando dell’agguato dell’ottobre 2012 – ma la giustizia arriva sempre». Infine, prima di congedarsi, ancora un richiamo al prete torinese e ai cittadini del posto: «Oggi è una giornata bella – la chiosa – non c’è il sole, ma forse lo ha portato don Ciotti». Dasà è stata invece definita «una comunità libera che vuole crescere. Non è facile lavorare in un piccolo paese come questo – ha aggiunto, lodando il lavoro del sindaco – parlando apertamente di questi temi».

Successivamente ha preso la parola il referente regionale di Libera, Giuseppe Borrello. «Nella nostra lingua – ha spiegato – non esiste un termine per definire un genitore che ha perso un figlio». Il volontario ha poi fatto un excursus storico della sigla da lui rappresentata: «Nella prima Giornata della Memoria i nomi ricordati erano 300, nell’ultima 1117», ha detto all’interno di un discorso molto dettagliato sulla criminalità. Spazio anche ad alcune precisazioni: «Il fatto che non uccidano donne e bambini è una falsità» e «i mafiosi non sono solo quelli con la pistola». Per il volontario, inoltre, «la memoria, per avere senso, deve essere scomoda e viva». Borrello ha infine rivolto un plauso alle forze dell’ordine per il lavoro svolto – «per voi è un lavoro, per noi è la possibilità di vivere da uomini e donne liberi» – e lanciato un messaggio di speranza: «Un’altra Calabria non solo è possibile, ma è sempre esistita».

La dirigente scolastica, Maria Francesca Durante, ha dato vari feedback ai suoi ragazzi. «Bisogna capire dove sta la cosa giusta e dove quella sbagliata», ha sostenuto. Tra gli argomenti trattati anche un passaggio su eventuali bisogni futuri: «Se c’è qualcosa che vi spetta e qualcuno si offre di darvi una mano, non dovete chiedere, ma sottolineare che è un vostro diritto». Il finale è un messaggio tanto semplice quanto diretto: «Pensate a ciò che siete, perché non siete cittadini del domani: siete cittadini già oggi».

Don Giuseppe Fiorillo, attraverso una citazione biblica, ha voluto ricordare tutti coloro che sono stati sradicati dalla propria terra, perdendo la vita per mano di associazioni malavitose. «Le mafie non vogliono cultura, ma ignoranza», le sue parole, prima di invitare gli adulti a dare ai ragazzi «radici – i valori fondamentali – e ali» per spaziare e volare liberi nel mondo.

L’intervento più atteso era quello di don Luigi Ciotti che, parlando della sua vita e del suo impegno, ha tenuto un discorso molto diretto e toccante: «Potevo essere dall’altra parte», ha affermato a più riprese, raccontando una serie di avvenimenti personali che lo hanno profondamente segnato. Tra questi, quella volta in cui, in prima elementare, fu definito dalla maestra “montanaro” e, reagendo d’impulso, lanciò il calamaio contro l’educatrice (colpendola in pieno e venendo espulso dalla scuola). «Ci sono momenti nella vita che ti segnano – ha precisato – in cui senti dentro che c’è un’ingiustizia». Il religioso ha dato anche delle linee guida ai tanti adolescenti presenti: «L’avvenire – il messaggio a quanti lo ascoltavano – è dove scegliamo di andare: non è un destino da attendere, ma un tempo in cui camminare insieme con fiducia e coraggio». La sua è stata una vera e propria lectio magistralis sulla vita, con molteplici richiami alla responsabilità anche per gli adulti: «Non basta commuoversi, bisogna muoversi», ha sottolineato. Tutto ciò, tenendo conto anche dei molti «professionisti della lamentela» e battendosi ogni giorno per i diritti: «Il primo diritto sulla faccia della terra – ha detto parlando di come è nata la Giornata della Memoria – è essere chiamati per nome, non in modo generico». Prima di concludere, un inno d’amore alla Calabria e un invito forte ai ragazzi: «Ho conosciuto tanta gente, in diversi posti d’Italia, con i calli alle mani, che fanno onore a questa terra, lasciata per andare a lavorare in altri luoghi». E ai giovani: «Diffidate di chi parla di voi ma non parla con voi, sappiate distinguere tra i seduttori e gli educatori».

Don Luigi ha rivolto un pensiero anche ai familiari di Giuseppe Russo Luzza, che, concludendo la giornata, tramite Matteo Luzza – fratello di Giuseppe e molto attivo con l’associazione Libera – hanno ringraziato gli organizzatori per il nobile gesto di intitolare la sala conferenze al giovane.

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