Se per qualsivoglia motivo, da qui a fine gennaio vi ritroverete nella sede dell’Ordine degli architetti di Vibo Valentia, senza dubbio troverete istantanee di comuni sconosciuti (se non abitate in centri dell’Alto Mesima) o di paesi a cui siete legati indissolubilmente (nel caso contrario). Ineluttabilmente però nei corridoi sentirete parlare – molto – di Dasà.
Il borgo montano deve gran parte della sua risonanza mediatica alla popolare ‘Ncrinata e - restando all’impatto sociale nel circondario - alla fiera fatta in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione. Nel capoluogo di Provincia – e consequenzialmente tra i più noti progettisti dell’hinterland vibonese – ci arriva però grazie ad un suo cittadino: Corradino Corrado. E’ stato lui infatti ad aprire la serie di appuntamenti artistici, che l’organismo sopracitato ha deciso di proporre al pubblico (facendo diventare una parte dei suoi uffici una maliosa pinacoteca) nei prossimi mesi.
Il dasaese ha portato – mediante le sue tele – storia e folclore del suo comune, conglobando tra le immagini in esposizione anche alcune prospettive della vicina Arena. Non a caso tra gli interlocutori che poche settimane fa hanno argomentato sulla sua produzione c’era Caterina Calabrese, una dirigente scolastica in quiescenza originaria proprio di Arena. La donna e l’artista hanno spiegato con novizia di particolari peculiarità e tradizioni del centro delle Preserre, ripercorrendone per gran parte la storia (conditio sine qua non per capire raffigurazioni come quella riguardante i “tamburinari” e molte altre).
Gli antenati di Corrado erano tra l’altro celebri artisti le cui opere – prevalentemente sacre – sono state enumerate dallo stesso nella conferenza andata in scena poche settimane fa. A prescindere da quest’ultima dinamica, più di un terzo delle raffigurazioni visibili in Via Matteotti parla di Dasà e questa, per tempistica e posizione, sarà per il paese una vetrina tanto rilevante tanto – per certi versi – inaspettata.