“L'altra sostanza”: è questo il titolo del libro di Jessica Cavallaro, giovane dinamese che nei giorni scorsi ha annunciato la sua prima opera letteraria. L'autrice lo ha definito un «thriller psicologico», al cui interno si mescolano una serie di dinamiche che, oltre a toccare aspetti reali della vita di molte persone, rendono la storia coinvolgente e misteriosa, con rivelazioni graduali nel corso dei capitoli.

Amy, la protagonista del racconto, si pone domande esistenziali, ha un passato di cui non ricorda tutto ed è stata anche in cura da uno psicoterapeuta. Nella sua vita, apparentemente normale, c'è anche Jamie, il classico “amico del cuore”, che, a sua volta, nasconde però qualcosa. Psicologia, amore ossessivo e manipolazione sono alcuni dei temi che si intrecciano in un "viaggio sospeso tra realtà e allucinazione, dove sopravvivere – si legge nella nota descrittiva – significa scavare nel fango di ciò che siamo stati".

Jessica, molto attiva in ambito sociale nel centro vibonese, ha confermato che una piccola parte delle vicende trattate è autobiografica. Ha anche raccontato di aver iniziato un percorso terapeutico per affrontare attacchi d'ansia e di panico.

«Ho iniziato a scrivere delle cose nel 2023 – ci dice – proprio su indicazione del mio terapeuta, che mi ha detto di tirare fuori, concretamente, tutti i pensieri che attraversavano la mia testa». Il volume, però, è nato recentemente, nelle notti tra febbraio e giugno, seguendo un'indicazione dello stesso professionista: «Delle volte non avevo sonno – spiega la scrittrice – e lui mi ha detto che, se proprio non riesco a riposare, è opportuno che faccia qualcosa, per non restare ore e ore immobile nel letto».

La parte finale della nota descrittiva dell'opera richiama la verità, definita la trappola più pericolosa di tutte. «Molto spesso siamo noi i primi a costruirci una gabbia di bugie per pura sopravvivenza», ha evidenziato la narratrice. «La mente umana, quando subisce un trauma o un dolore troppo grande, preferisce inventare una realtà alternativa, e diventa pericolosa perché è confortevole: ci convinciamo che vada tutto bene, ma stiamo solo vivendo dentro una bugia. Infatti, quando finalmente crollano le menzogne, non sempre si trova salvezza. Ti ritrovi a fare i conti con domande come: “Che cosa è vero? Questa cosa è reale? Che cosa sto immaginando?”. Perché, se sei stato in grado di vedere tutt'altro che la verità, non puoi fidarti neanche di te stesso».

Domande che non lasciano spazio a interpretazioni e portano Amy, come tante persone che nella vita avviano processi di questo genere, a scavare in fondo alle macerie della propria esistenza, per recuperare ciò che ritiene essenziale e provare a ricominciare.