La Giunta comunale di Dasà ha deliberato l'intitolazione di un'area del paese a Giuditta Levato, prima vittima degli scontri verificatisi a partire dal 1946 in Calabria tra braccianti – gruppo di cui faceva parte la donna – e latifondisti, ovvero famiglie benestanti che possedevano grandi tenute agricole.
Il motivo – Nel documento che certifica l'approvazione della proposta è riportata anche la motivazione della scelta: «Donna che è stata protagonista del suo tempo – si legge – ma soprattutto in omaggio a tutte le donne calabresi abituate a lavorare sodo e spesso in silenzio. In omaggio a tutte le donne che, pur non avendo molta visibilità perché occupate nel loro lavoro quotidiano, sono uno dei pilastri fondamentali della nostra società e che, al momento giusto, come è accaduto appunto alla contadina di Calabricata (località che allora apparteneva al Comune di Albi e che oggi fa parte di Sellia Marina, ndr), sanno sfoderare grinta e determinazione e diventare protagoniste del loro destino».
L'area interessata – Lo spazio individuato, conformato a largo, è situato fra via Cincinnato, via Torquato Tasso e via Nazionale ed è attualmente privo di intitolazione.
Per l'Amministrazione, «è necessario provvedere all'assegnazione di una denominazione ufficiale al predetto largo, sia per razionalizzare l'onomastica stradale e la numerazione civica nell'interesse della cittadinanza e dei servizi di pubblica utilità (posta, soccorsi, anagrafe), sia per valorizzare il patrimonio culturale, storico e sociale del territorio».
Chi era Giuditta Levato – Giuditta Levato era una contadina che, nel 1946, partecipò alla mobilitazione volta a ottenere da parte delle autorità pubbliche competenti la concessione di terre incolte o scarsamente utilizzate, di proprietà di famiglie agiate del territorio, al fine di garantire il sostentamento dei propri cari attraverso il lavoro. Ciò fu reso possibile grazie ai decreti del 1944, emanati dal ministro dell'Agricoltura Fausto Gullo, ma ostacolati dai latifondisti, che in questi gruppi vedevano dei veri e propri usurpatori.
Faceva parte della cooperativa “Unione e Libertà”, che aveva ottenuto la disponibilità a coltivare alcuni terreni, tra cui quelli di Pietro Mazza. L'uomo, il 28 novembre 1946, si presentò nel suo appezzamento, facendo entrare una mandria di buoi al fine di impedire ai contadini di proseguire la coltivazione.
Giuditta, all'epoca incinta di sette mesi, cercò insieme ad altri di allontanare gli animali: ne venne fuori un confronto animato, durante il quale fu esploso un colpo di fucile che finì nell'addome della giovane, che fu trasportata prima a casa e poi all'ospedale di Catanzaro.
Qualsiasi tentativo risultò però vano: si spense, a 31 anni, pochi giorni dopo, il 1° dicembre 1946.
Una data significativa – Quest'ultima data potrebbe ora rivelarsi importante ai fini dell'intitolazione: la richiesta è stata inoltrata alla Prefettura per ottenere il via libera definitivo. I tempi burocratici per questo genere di operazioni abitualmente non sono brevi; non è però da escludere che, in caso di riscontro positivo da qui alla fine del mese prossimo, l'omaggio a Levato possa diventare ufficiale proprio l'1° dicembre 2026, a ottant'anni esatti dalla sua morte.